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GLI IMMIGRATI IN CAMPANIA: QUANTI, QUALI, DOVE

La Campania

All'interno del Mezzogiorno la Campania è la Regione che accoglie la quota più consistente di immigrati, circa la metà di tutti gli stranieri presenti nel Sud Italia. Una posizione consolidatasi grazie all'effetto della recente regolarizzazione, che ha fatto emergere un numero di immigrati presenti sul territorio regionale pari a coloro che già risultavano regolarmente soggiornanti. La Regione vive dunque un momento di profonda trasformazione. La stima complessiva degli stranieri presenti in Campania oltrepassa le 100.000 unità, con più di 150 nazionalità rappresentate. Si tratta di un numero elevato anche nel contesto nazionale, all'interno del quale la Campania si pone in settima posizione, aggiungendosi alle altre 6 Regioni italiane (nell'ordine Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana) che accolgono più di 100.000 stranieri. La provincia di Napoli, poi, conserva un primato ospitando, da sola, circa il 45% del totale degli immigrati residenti nella Regione e uno straniero su quattro vive nel Capoluogo. La città partenopea, in effetti, esercita una forte attrazione che va al di là dei confini regionali e nazionali. Oltre ad offrire svariate possibilità lavorative, soprattutto nei settori del commercio e dei servizi, il suo porto e la sua stazione ferroviaria sono snodi di un flusso migratorio significativo. Inoltre, essa rappresenta anche un punto di passaggio obbligato per tutti coloro che vivono e lavorano nella Regione, poiché da Napoli parte una rete di collegamenti che raggiunge anche i paesi più interni. Infine, la presenza di numerosi servizi e delle più importanti associazioni di immigrati, il proliferarsi dei negozi etnici e dei mercati destinati ad approvvigionare i tanti ambulanti e a rifornire gli immigrati di prodotti dei loro paesi di origine diventano ulteriori motivi di attrazione per migliaia di stranieri. Dopo Napoli, sono le province di Caserta e Salerno ad ospitare il maggior numero di stranieri mentre Avellino e Benevento, pur registrando un significativo incremento, si attestano ancora su cifre modeste. In realtà, un ruolo importante all'interno della Regione è svolto da una miriade di Comuni, piccoli e grandi, che offrono agli immigrati lavoro e abitazioni a costi relativamente contenuti. L'hinterland tra Napoli e Caserta accoglie molti lavoratori stranieri. Sul versante partenopeo Giugliano, Melito, Villaricca, Afragola e Arzano offrono occupazione nei comparti industriali tradizionali: calzaturiero, imballaggi, edilizia. Nel casertano, sono Aversa e i Comuni dell'agro a richiamare manodopera immigrata, soprattutto per le produzioni ortofrutticole. Allo stesso modo, i Comuni della cintura vesuviana tra Napoli e Salerno, lungo la direttrice Sud, offrono impiego nel comparto tessile a Sant'Anastasia, Ottaviano, San Sebastiano al Vesuvio e nell'agricoltura e nella zootecnia ad Angri, Scafati, Eboli, Battipaglia e Capaccio.

Avellino: nuova terra di lavoro

Sebbene le ultime stime attestino una presenza di immigrati di poco più di 6.000 unità, la Provincia di Avellino sembra attirare un numero sempre più crescente di lavoratori immigrati, giunti per sopperire alla carenza di manodopera locale, soprattutto nei settori tradizionali dell'agricoltura e dell'edilizia, ma anche nei servizi alla persona e alle famiglie. Il capoluogo, assieme al prospiciente comune di Mercogliano, ospita appena il 10% del totale degli immigrati presenti nella Provincia, con una certa prevalenza di Sri Lankesi, Peruviani, Polacchi e Romeni. Il polo conciario di Solofra (secondo Comune per numero di immigrati) vede una piccola comunità cinese. Nei Comuni rurali, e soprattutto nella Valle Ufìta attorno ad Ariano Irpino e a Serino, trovano occupazione Albanesi e Marocchini e va strutturandosi una piccola comunità islamica.

Benevento: crisi demografica e immigrazione

Benevento è la Provincia campana che accoglie il numero più modesto di immigrati, meno di 3.000. Il Sannio, infatti, nonostante il patrimonio culturale e naturalistico, rappresenta un'area interna tagliata fuori dalle dinamiche economiche e sociali che investono le altre Province campane. La transizione demografica negativa, poi, ha provocato un veloce spopolamento dell'area. La maggior parte dei Comuni ha registrato un decremento di popolazione, compreso il Capoluogo che ha visto diminuire i residenti per il progressivo invecchiamento della popolazione e del bassissimo tasso di natalità. L'arrivo della popolazione straniera, e dunque di giovani lavoratori, può dare nuovo impulso all'economia della Provincia. E' significativo che, tra gli stranieri, sia diffuso il lavoro autonomo soprattutto nell'artigianato, a riprova di un processo di sostituzione della manodopera che interessa anche i settori tradizionali. Alcuni Comuni hanno già compreso l'opportunità rappresentata dall'arrivo degli stranieri avviando programmi per favorire l'insediamento degli immigrati nel proprio territorio.  

Caserta: tra lavoro nero e inclusione sociale

Caserta è, probabilmente, la più africana delle Province campane. Fin dall'inizio degli anni Ottanta, infatti, è divenuta la mèta prescelta dai migranti provenienti dall'Africa occidentale e dal Maghreb, oggi superati in numero dai lavoratori provenienti dall'Est europeo, e in particolare dagli Ucraini che rappresentano quasi il 40% dei circa 14.000 stranieri che hanno richiesto il permesso di soggiorno con l'ultima regolarizzazione. Caserta è una delle Province nelle quali gli stranieri si sono inseriti in maniera positiva nel tessuto sociale e, soprattutto, economico, seppure tale inserimento presenti ancora diversi punti di criticità. Per molti versi, infatti, l'agricoltura in Terra di Lavoro è tenuta in vita proprio dalla manodopera immigrata. I Tunisini nell'agro aversano rappresentano la maggior parte della forza lavoro impegnata nella produzione di prodotti ortofrutticoli. Gli Albanesi hanno appaltato quasi per intero la raccolta del tabacco, mentre Indiani e Pakistani accudiscono alla più grande mandria di bufali presente in Italia, e rendono dunque possibile la produzione dei prodotti derivati dal latte. Si tratta, per lo più, di produzioni ad alto valore aggiunto che rendono quest'area uno dei poli di eccellenza in Italia per quanto riguarda il comparto agroalimentare. Il Casertano, inoltre, appare oggi come una delle aree di riferimento per i movimenti migratori di manodopera immigrata impegnata in agricoltura. Il declino della produzione del pomodoro a vantaggio della vicina Puglia, infatti, ha favorito lo sviluppo di coltivazioni orticole, il cui ciclo di lavorazione dura da 6 a 10 mesi. Nei periodi dell'anno in cui il lavoro scarseggia, molti stranieri si spostano nella vicina Calabria per la raccolta degli agrumi, oppure in Puglia per la raccolta delle olive e del pomodoro, garantendosi una continuità salariale per tutto l'anno.

Napoli: i mille volti della città

Alcune novità e cambiamenti cominciano ad essere visibili soprattutto nel Napoletano dove gli stranieri si aggirano intorno alle 45.000 unità, pari a circa il 2% del totale della popolazione residente. Sanità, Vergini e Quartieri spagnoli, nel cuore della città di Napoli, offrono alloggio rispettivamente ad extracomunitari provenienti dal continente asiatico, dall'Africa subsahariana, dall'area del Maghreb e, di recente, a stranieri dell'Est europeo. Rispetto alle altre 4 Province, Napoli accoglie una rappresentanza di quasi tutte le comunità presenti nella regione. Nutrita è la comunità degli Sri Lankesi, la cui presenza è una delle più antiche e solide sul territorio, e, più recentemente, quella cinese. Numerosi sono anche gli stranieri che provengono dai paesi del Maghreb, soprattutto di provenienza marocchina, la cui attività lavorativa riguarda per lo più il commercio ambulante La città di Napoli mostra sempre più evidenti connotati di etnicizzazione. E' abbastanza facile trovare parrucchieri specializzati nelle tipiche acconciature dei paesi africani, macellerie islamiche, ristoranti etnici. Anche la vita religiosa comincia ad essere intensa: i fedeli musulmani dispongono di diverse sale di preghiera e comincia a diventare possibile anche per altre confessioni trovare luoghi di culto dove le celebrazioni avvengono in lingua. Anche il resto della Provincia va subendo una rapida trasformazione. Nella zona orientale prevalgono i cinesi e gli albanesi. A Nord, nel grande Comune di Giugliano, è possibile invece ritrovare uno squarcio d'Africa, con una presenza consistente di nigeriani, burkinabé e maghrebini.  

Salerno: tra lavoro stagionale e crisi abitativa

Quest'area presenta forse un panorama migratorio più fluido rispetto alle altre Province. Considerati anche i recenti regolarizzati, il salernitano ospita circa 15.000 immigrati, provenienti da 114 diversi paesi. Un quarto degli stranieri è rappresentato da Marocchini, che insieme a Albanesi, Tunisini, Polacchi e Senegalesi sono quasi la metà di tutti gli stranieri presenti nell'area. La grande estensione del territorio provinciale, oltre 150 Comuni, ha prodotto un insediamento che si potrebbe definire ‘tripartito'. Una prima area comprende il Capoluogo e alcuni Comuni (popolosi ma con marcati segni di crisi demografica) che hanno soprattutto una funzione residenziale e dove gli stranieri trovano occupazione, per lo più, nei servizi. Una seconda area comprende l'agro Nocerino-Sarnese e i Comuni limitrofi alla Provincia di Napoli, dove è abbastanza sviluppato il comparto agro-industriale, ma l'elevata densità abitativa rende difficile il reperimento di un alloggio. La terza area comprende la Piana del Sele e le zone rurali della parte più meridionale, prevalentemente a vocazione agricola o turistica, dove i gruppi di stranieri sperimentano una condizione di marcato disagio, dovuto alla scarsità di servizi e all'assenza di soluzioni abitative. Accade così che a Salerno e a Cava de' Tirreni la crisi demografica e l'incipiente invecchiamento della popolazione locale, richiamano Polacchi e Filippini, che trovano occupazione nell'assistenza domiciliare agli anziani e agli ammalati. Salerno, poi, ospita anche un gran numero di Senegalesi, dediti soprattutto al commercio ambulante. Nelle aree dove prevale la produzione, la raccolta e la trasformazione del tabacco e del pomodoro, intorno al polo di Angri, prevale la presenza di Marocchini e Albanesi. Infine,nella Piana del Sele si ritrova in maggioranza manodopera immigrata che trova impiego nelle coltivazioni ortofrutticole e nella zootecnia bufalina. Capaccio, Eboli e Battipaglia, in particolare, rappresentano luoghi dove i lavoratori provenienti dall'Africa settentrionale (marocchini e tunisini) possono mettere a frutto le tradizionali conoscenze sull'agricoltura mediterranea. Infine, al confine con la Calabria, il Cilento attira soprattutto lavoratori immigrati stagionali, grazie ad un turismo abbastanza fiorente. Quella dei lavoratori immigrati nelle zone rurali è una presenza diffusa ma poco visibile, se non nei pressi dei luoghi di produzione, o nei ruderi di campagna dove molti stranieri hanno trovato riparo.

Le difficoltà lavorative e abitative sembrano ostacolare l'insediamento stabile degli immigrati. Nel salernitano gli stranieri sono soprattutto maschi e singles . Donne e bambini rappresentano una quota abbastanza modesta. L'unica eccezione è rappresentata da Sarno, che ospita una Comunità albanese dall'età media particolarmente giovane.